Il microbiota di cane e gatto non è "una versione piccola" di quello umano

Benessere animale Ricerca scientifica

Negli ultimi anni l'interesse per il microbiota intestinale umano ha generato, quasi per riflesso, la stessa curiosità verso i nostri animali domestici. È un'estensione naturale: se il microbiota è così centrale per la nostra salute, perché non dovrebbe esserlo anche per cani e gatti? La risposta è che lo è — ma con una precisazione importante, spesso trascurata: il microbiota intestinale di cane e gatto non funziona come una miniatura di quello umano. È un ecosistema diverso, plasmato da una storia evolutiva diversa, e va compreso (e testato) con strumenti pensati appositamente per loro.

Carnivori (quasi) veri, non onnivori mancati

Il punto di partenza per capire il microbiota degli animali domestici è la fisiologia digestiva, che nel cane e soprattutto nel gatto è profondamente diversa dalla nostra.

Il gatto è un carnivoro stretto: il suo tratto digerente è corto, ottimizzato per digerire rapidamente proteine e grassi animali, con una capacità estremamente limitata di fermentare fibre vegetali. Il cane si colloca in una posizione intermedia — spesso definito "carnivoro opportunista" — con una maggiore capacità di adattarsi a diete miste rispetto al gatto, ma comunque lontano dal profilo digestivo onnivoro dell'uomo.

Questa differenza anatomica si traduce direttamente in una composizione microbica differente: le famiglie batteriche dominanti nell'intestino di cane e gatto, il tempo di transito intestinale (molto più rapido rispetto all'uomo) e persino il pH lungo il tratto digerente creano un ambiente selettivo diverso, in cui prosperano microrganismi diversi da quelli tipici del microbiota umano.

Perché non si può "tradurre" un test umano su un animale

Un errore comune — comprensibile, ma scientificamente scorretto — è pensare che le stesse categorie usate per descrivere l'equilibrio del microbiota umano (rapporti tra grandi famiglie batteriche, marcatori di disbiosi) siano automaticamente applicabili a cani e gatti. Non lo sono, per almeno tre motivi:

Riferimenti di normalità diversi. Quello che è considerato un equilibrio sano nel microbiota di un cane può apparire, se letto con i parametri umani, come uno squilibrio marcato — e viceversa. Servono range di riferimento costruiti su popolazioni animali, non estrapolati da studi sull'uomo.

Variabilità tra razze e taglie. Nel cane, in particolare, la composizione del microbiota intestinale può variare in modo significativo tra razze di taglia diversa, con implicazioni anche sulla velocità del transito intestinale e sulla suscettibilità a determinati disturbi gastrointestinali.

Interazione con la dieta specie-specifica. L'effetto di un determinato alimento o integratore sul microbiota va valutato nel contesto della fisiologia digestiva della specie, non trasferito da studi condotti sull'uomo o su modelli murini.

I segnali di uno squilibrio nell'animale

Come per l'uomo, anche nei nostri animali domestici la disbiosi intestinale può manifestarsi con segnali aspecifici, che meritano attenzione soprattutto se persistenti o ricorrenti:

  • episodi ricorrenti di diarrea o feci non formate;
  • flatulenza frequente e maleodorante;
  • vomito occasionale non riconducibile a cause evidenti;
  • pelo opaco o problemi cutanei ricorrenti;
  • una maggiore sensibilità a cambi di alimentazione anche minimi.

Anche in questo caso, i sintomi da soli non permettono di risalire alla causa: due animali con lo stesso segnale clinico possono avere squilibri del microbiota molto diversi tra loro, o nessuno squilibrio microbico rilevante.

Uno strumento pensato per loro, non adattato da noi

È a partire da questa consapevolezza che nasce MiA Pet, il test di MiA Health dedicato al microbiota intestinale di cane e gatto: un'analisi costruita su database di riferimento specie-specifici, capace di restituire una mappa della composizione batterica intestinale dell'animale letta con i parametri corretti per la sua fisiologia — non con quelli, fuorvianti, pensati per l'uomo.

Un aspetto importante, e su cui vale la pena essere chiari: MiA Pet non è pensato per sostituire la visita veterinaria, ma per affiancarla con un dato oggettivo in più. Il referto è pensato per essere condiviso e discusso con il proprio veterinario di fiducia, che resta la figura di riferimento per l'interpretazione clinica e per eventuali decisioni terapeutiche o nutrizionali.

Un ecosistema diverso, la stessa attenzione

Cani e gatti condividono con noi le nostre case, le nostre abitudini e, sempre di più, le nostre attenzioni per la salute preventiva. Ma il loro intestino racconta una storia evolutiva diversa dalla nostra, e merita di essere ascoltato con gli strumenti giusti — non con una versione ridotta di quelli pensati per l'uomo.